31.10.14

"Ogn'anno, il due novembre...": il Torrone dei morti




Ogni anno (di tanti anni fa), non vedevo l'ora che arrivasse il 2 novembre.
Mia nonna era ancora tra noi, abitava in casa con zia, zio e i miei tre cugini, e ogni anno, immancabilmente in quella ricorrenza più che in altre, io, papà e mamma li andavamo a trovare per trascorrere il pomeriggio insieme.
Il rito era sempre lo stesso: prima di arrivare a Marianella, ci fermavamo a una grande pasticceria lì vicino e, una volta davanti alla vetrina piena di ogni tipo di torrone, papà mi diceva: "dai, scegli quelli che ti piacciono di più".
Che gioia, e che dilemma!
Questo alla nocciola non può mancare, e questo al caffè? L'anno scorso non ce l'avevano... chissà com'è quello lì bianco con la frutta candita, ma il salame morbido tutto colorato di rosa, quello che sa di pasta di mandorle, non posso certo non prenderlo! E quello tutto di cioccolato? Ne vorrei una fetta da mangiare subito! Ma chissà quanto dev'essere buono quello lì al cioccolato bianco...
I desideri, nella mia mente di bambina golosa, si rincorrevano, e li ricordo tutti perfettamente, come se non mi avessero mai lasciata.
Ancora oggi, davanti alle vetrine delle pasticcerie della mia città, mi incanto a guardare tutte quelle varietà di torrone, e ogni volta torno con la memoria a quella guantiera piena di leccornie che io e i miei cugini ci contendevamo e che, puntualmente, facevamo sparire nel giro di pochissime ore. :-)

Il torrone dei morti è un torrone morbido, tipico della tradizione napoletana, fatto quasi interamente di cioccolato.
Questo torrone, lungo dai 50 cm ai 70 cm, è formato da un guscio di cioccolato fondente che racchiude un ripieno dalla consistenza cremosa e compatta, arricchito con tanti tipi diversi di frutta secca, candita, paste di noci varie e aromi particolari.
Tradizione vuole che venga servito in tavola proprio il 2 novembre, in onore degli avi defunti, per "accogliere" le loro anime in questo giorno di commemorazione, affinché continuino ad elargire la loro benevolenza nei confronti dei cari ancora vivi... in effetti, come si può non pensare che una golosità simile resusciterebbe anche i morti? ;-)

La consistenza particolarmente morbida di questo torrone è dovuta alla crema alba, fatta essenzialmente di grassi vegetali, zucchero e latte.
Poiché la crema alba non è facilmente reperibile in commercio, la si può tranquillamente sostituire con una delle tante, più comuni creme spalmabili dolci. Io ho scelto di utilizzare una crema bianca, per ottenere un ripieno dal colore più tenue e soprattutto dal sapore più delicato, che non coprisse quello delle mandorle.



TORRONE DEI MORTI
ALLE MANDORLE
dosi per uno stampo da ¾ di litro (circa 1 kg di torrone)




 150 gr di cioccolato fondente di ottima qualità
300 gr di cioccolato al latte di ottima qualità
350 gr di crema spalmabile bianca
100 gr di mandorle intere
50 gr di pasta di mandorle *



* Io l'ho ottenuta semplicemente frullando, alla massima potenza, pari peso di mandorle intere, fino a ridurle in pasta.




Nel forno a microonde impostato a media potenza, sciogliete il cioccolato fondente spezzettato (ci vorranno poco più di 2 minuti) e amalgamate energicamente fino a quando il cioccolato non risulterà sciolto in modo omogeneo.
Con l'aiuto di un pennello da cucina (meglio se in silicone), rivestite completamente e in modo uniforme le pareti interne dello stampo con il cioccolato fuso. Se necessario, trasferite lo stampo in congelatore per alcuni minuti prima di stendere un secondo strato di cioccolato.
Trasferite lo stampo nel congelatore per almeno 15 minuti, affinché il guscio di cioccolato si solidifichi, e intanto preparate il ripieno morbido.
In una terrina capiente adatta alla cottura al microonde, sciogliete il cioccolato al latte spezzettato (come fatto in precedenza per quello fondente); occorreranno circa 3 minuti di cottura a media potenza.
Mescolate benissimo per amalgamare tutto il cioccolato, quindi incorporate la crema spalmabile, le mandorle intere e la pasta di mandorle.
Versate il tutto nello stampo, coprite con l'apposito coperchio (o con un foglio di carta alluminio) e trasferite in frigorifero per almeno 3 ore.


 

Al momento di sformare il torrone, grattate via con una lama liscia il cioccolato fondente lungo i bordi della base dello stampo: questo permetterà all'aria di penetrare nello spazio minimo tra lo stampo e il guscio di cioccolato, rendendo quindi possibile il distacco del torrone dal contenitore.
Capovolgete il torrone dei morti su un vassoio da portata e servitelo tagliato a fette di circa 2,5 cm di spessore.


NOTE:

- Se non avete l'apposito stampo per torrone, potete utilizzare uno stampo da plumcake in silicone oppure uno stampo monouso in alluminio.

- Per il torrone che vedete in foto, avevo utilizzato e temperato una dose di cioccolato fondente di poco inferiore a quella necessaria; attenendovi alle dosi e alle indicazioni della ricetta, otterrete un guscio un po' più spesso e più morbido al taglio, come deve essere.

- Io non ho utilizzato alcun aroma particolare per il mio torrone, ma credo che qualche goccia di essenza di mandorle o un cucchiaino di Amaretto di Saronno ci starebbero benissimo. :-)

- Se il torrone dei morti non vi basta, date un'occhiata anche alle mie rame di Napoli. ;-)



Buona festa di Ognissanti a tutti!

24.10.14

"Sasicce e friariélle": la lasagna napoletana...a modo mio!




La lasagna, per noi napoletani, è più di un piatto delle feste: è il piatto in cui, per tradizione, ficchiamo tutto ciò che vorremmo mangiare durante l'anno.
Questo pasticcio di pasta racchiude in sé, insieme a una quantità decisamente abbondante di sugo, carne, ricotta, mozzarella, salame e (quasi sempre) uova, tutto il senso della trasgressione alle regole e dell'esorcizzazione della fame: non a caso, da noi non è Carnevale senza lasagna!
Tuttavia, le volte che io (sottoscritta napoletana, appassionata della buona tavola e in particolar modo dei piatti della tradizione) ho mangiato la lasagna si contano sulle dita di una mano.
Per la sua natura di piatto esagerato (nella varietà e nella quantità degli ingredienti quanto nella generosità delle porzioni a persona), qui a casa ce la siamo concessi solo molto raramente, e di quelle rare volte non conservo alcun ricordo particolarmente piacevole: una volta il sugo era troppo "stretto" e copriva il resto, un'altra volta il ripieno era un po' slegato, un'altra volta ancora la sfoglia era troppo spessa...
La verità è che Sabrina ha proprio ragione nel dire che la lasagna è un piatto che non ha mezze misure: che sia fatto di carne, pesce o verdure, deve essere succulento, [...] gustoso, ricco, ma con estrema attenzione all'equilibrio fra gli ingredienti e l'armonia dei sapori. Non deve esserci un elemento che sovrasta l'altro.
In breve, la lasagna è uno di quei piatti che si l'ea fà, l'ea fà (trad.: se devi farlo, devi farlo come Dio comanda)!
Ed io, alla fine, l'aggio fatto! ;-)




Potendo dare un nome alternativo alla mia ricetta, la chiamerei la lasagna della felicità.
Mettermi nuovamente alla prova nel tirare la sfoglia a mano, realizzare una versione di lasagna del tutto personale, stuzzicare la curiosità e la golosità di Rosario (che adora la lasagna e venera quella di sua madre), pulire i friarielli e preparare l'impasto delle salsicce insieme a papà e, non da ultimo, godermi un pranzo godurioso, da festa: questa ricetta mi ha rallegrata, entusiasmata e resa felice dall'istante in cui ho saputo che avrei dovuto prepararla fino a quello in cui l'ho assaggiata!
Vedere l'espressione incredula e soddisfatta di mio padre dal primo boccone (ma davvero l'hai inventata tu?! non è buonissima, è ottima!); sentire mia madre che racconta a zio, per telefono, di aver pranzato con un capolavoro cucinato da me; devolvere la fettona che vedete in foto a Rosario e ricevere, nel giro di quindici minuti, il messaggio "amore, è FAVOLOSAAAAAAA!"... non si immagina quanta gioia possa regalare una semplice lasagna, ma ora che l'ho scoperto, non desidero altro che condividerla insieme a voi, per festeggiare il mio onomastico! ^_^

Sasicce e friariélle è un connubio tipico della cucina partenopea: non esiste pizzeria, friggitoria o rosticceria napoletana che non dispensi pizze, panini, calzoni fritti farciti con questi due ingredienti.
I friarielli (così chiamati perché "fritti", in un generoso soffritto di olio buono, aglio e peperoncino piccante) sono una particolare varietà di cime di rapa dal gusto amarognolo che crescono in autunno e in inverno in alcune zone della Campania.
I fasci anno scelti con cura: non devono essere troppo fioriti (le infiorescenze caratteristiche presentano solo pochi fiorellini gialli) e le foglie devono essere tenere, né troppo grandi, né molli, né ingiallite.
'A sasiccia, dicono, è la morte dei friarielli, ma anche la provola affumicata lo è: la pizza con salsicce, friarielli e provola affumicata è senz'altro una delle più ricche e gustose della nostra tradizione.
Le nostre salsicce sono di produzione casalinga: papà, da bravo ex macellaio, acquista la carne mista di maiale adatta a questa preparazione (generalmente 2 parti di carne magra e una di carne grassa), la taglia finemente al coltello e poi la impasta con il sale, il pepe e un po' di vino.
Stavolta non abbiamo insaccato la carne, bensì l'abbiamo tritata al mixer (in modo da ottenere una sorta di macinato grossolano di salsiccia che si prestasse bene a farcire la mia lasagna).
Come salsa, ho scelto di usare la mia facile, veloce e ultra collaudata besciamella al microonde, opportunamente modificata nelle dosi per un risultato meno denso e personalizzata con il parmigiano reggiano per un sapore ricco e avvolgente.
Per esaltare il leggerissimo gusto piccante dei friarielli ho messo un tocco di peperoncino macinato nell'impasto della sfoglia.


Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di Ottobre




LASAGNA SASICCE E FRIARIÉLLE CON PROVOLA AFFUMICATA
e
SFOGLIA PICCANTE AL PEPERONCINO

dosi per una teglia rettangolare da 27 x 20 cm (3 strati; 6-8 porzioni)





per la sfoglia al peperoncino

200 gr di farina "0"
100 gr di semola rimacinata di grano duro
3 uova (le mie da 58 gr l'una)
1/2 cucchiaino da caffè di peperoncino piccante macinato



per la besciamella al parmigiano

1 litro di latte intero
70 gr di burro
70 gr di farina
40 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato al momento
sale q.b.


per il macinato di salsiccia

 500 gr di spalla di maiale
200 gr di pancia di maiale
30 ml di vino bianco
12 gr di sale fino
1 cucchiaino di pepe nero macinato


per i friarielli

4 fasci di friarielli
5 cucchiai di olio extra vergine di oliva di ottima qualità
2 piccoli peperoncini piccanti
1 spicchio d'aglio
sale q.b.


inoltre

provola affumicata, 250 gr
Parmigiano Reggiano grattugiato al momento





Per la sfoglia: disponete sul tagliere le farine a fontana con al centro le uova e il peperoncino macinato, quindi battete le uova con una forchetta e amalgamate poca farina per volta, per addensarle ed evitare che scivolino fuori dall'anello di farina.

 


Coprite le uova con la restante farina e, aiutandovi con una spatola (inserita da sotto al composto), cercate di ammassarlo.
Lavorate molto bene ed energicamente l'impasto fino a quando non diventa liscio, aggiungendo, se necessario, della farina.
Fatelo riposare coperto con una ciotola per una mezz'ora.
Riprendete l'impasto e stendetelo sottile con il matterello (dovete impugnarlo tenendo le mani vicine e facendo pressione con il pollice e il palmo appena sotto. Partite dal cento e ruotate spesso la sfoglia. Man mano che cresce arrotolatela sul matterello. Per farla tonda, fate scorrere le mani su e giù per il matterello.




Una volta stesa, lasciate la sfoglia ad asciugare. Intanto preparate il macinato di salsiccia.


Per il macinato di salsiccia: tagliate al coltello tutta la carne, quindi passatela al mixer per ottenere un macinato grossolano.


 
 

In un bicchiere, sciogliete il sale nel vino (aggiungendo un goccio d'acqua, se necessario, per sciogliere il sale eventualmente rimasto sul fondo del bicchiere) e versate la miscela nel macinato. Aggiungete infine il pepe e "massaggiate" il tutto fino a ottenere un impasto morbido e omogeneo.
Trasferite in frigorifero per almeno mezz'ora (o comunque fino al momento dell'utilizzo).
In una padella antiaderente, riscaldate un filo d'olio e saltatevi il macinato di salsiccia, fino a quando non risulterà cotto al punto giusto.
 
 



Per la besciamella: in una casseruola adatta alla cottura in microonde, ponete il burro a temperatura ambiente e fondetelo nel forno impostato a media potenza (ci vorrà circa 1 minuto).
Aggiungete al burro fuso la farina, tutta in una volta, mescolando energicamente con una frusta a mano per incorporarla bene.
Rimettete nel microonde per 1 minuto ancora, avendo cura di mescolare il roux almeno un paio di volte: dopo questa operazione risulterà più liscio e legato.
A questo punto aggiungete il latte, pochissimo all'inizio, poi poco di più per volta, mescolando sempre, fino a ottenere un composto vellutato e omogeneo.
Versate il latte restante e cuocete la besciamella a media potenza per circa 10 minuti. La salsa comincerà ad addensarsi dopo i primi 5-6 minuti: fino ad allora, interrompete la cottura al termine di ogni minuto per amalgamare bene la salsa; durante gli ultimi 2 minuti di cottura, mescolate la besciamella ogni 30 secondi.
Quando la salsa avrà raggiunto la consistenza desiderata, aggiungete il parmigiano grattugiato, aggiustate eventualmente di sale e lasciate intiepidire.




Per i friarielli: eliminate da ogni fascio i gambi stopposi e le foglie troppo grandi, ingiallite o ruvide (alla fine la parte edibile risulterà essere circa 1/3 del totale).



Lavate le foglie tenere e le cime raccolte in abbondante acqua fredda, quindi sgocciolatele bene e mettetele a cuocere in un tegame dal fondo spesso in cui avrete messo a preparare un soffritto con l'olio, l'aglio e il peperoncino.
Coprite con un coperchio e cuocete a fiamma moderata fino a quando i friarielli non si saranno considerevolmente ridotti di volume e non risulteranno ben teneri.
Aggiustate di sale, unite il macinato precedentemente preparato (per amalgamare un po' i sapori) e tenete da parte.

 


Per la lasagna: Ricavate dalla sfoglia dei rettangoli di pasta (regolandovi in base alla vostra teglia).
A parte, preparate una ciotola di acqua ghiacciata e un ampio scolapasta.
Immergete due rettangoli di sfoglia per volta in una capiente pentola dal fondo spesso, nella quale avrete portato a bollore abbondante acqua salata.
Dopo una ventina di secondi, l'acqua riprenderà il bollore: scolate i rettangoli di sfoglia, immergeteli nell'acqua gelata, quindi metteteli a scolare nello scolapasta.
Continuate in questo modo fino a cuocere tutti i rettangoli di sfoglia.
Versate qualche cucchiaio di besciamella e un cucchiaio di salsicce e friarielli nella teglia e stendete bene il tutto fino a ricoprire il fondo.
Man mano che le lasagne si sono asciugate, stendetele nella teglia a strati, alternandole con uno strato generoso di besciamella, uno altrettanto generoso di salsicce e friarielli e una buona manciata di provola affumicata tagliata a dadini.




Proseguite con la formazione degli strati fino ad esaurimento degli ingredienti e completate con una spolverata di parmigiano grattugiato al momento.
Cuocete la lasagna in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti, passandola 5 minuti sotto al grill per farla dorare in superficie.
Lasciatela riposare una decina di minuti prima di servirla.


NOTA:

- Le dosi del ripieno sono giuste per 3 strati, ma con quelle della sfoglia si ottiene un quarto strato; a voi la scelta di farci due tagliatelle da condire con le poche cucchiaiate di besciamella avanzata o di aumentare in proporzione il ripieno per ottenere una lasagna più alta. ;-)


18.10.14

Anche "le torte" mangiano fagioli: Cannellini Beans Bundt Cake!





Lo so cosa state pensando.
Mi sembra di sentirvi, mentre dite ogni male contro di me.
Ce l'avete messa tutta ad indovinare quale fosse l'ingrediente segreto di questo ciambellone.
Carote e zucchine, gli ingredienti di origine vegetale più gettonati.
Qualcuno ha ipotizzato la zucca, il mais, il tofu e l'avocado.
I più temerari hanno addirittura pensato ai pomodori, al radicchio rosso e alle scarole.
Un paio di persone hanno creduto fosse uno scherzo: spacciare per un ciambellone dolce quella che è indubbiamente una torta salata di patate, formaggio e prosciutto cotto?! :-))
Soltanto lei ed una delle sue lettrici più affezionate potevano avvicinarsi allo scopo di smascherarmi.
Dopo i fagioli dell'Araba, potrebbe essere qualunque cosa!
Nel giro di due secondi ero già sull'archivio delle ricette di Stefania per vedere quale sua stregoneria dolce a base di fagioli mi fosse sfuggita.
Eccola: i brownies coi fagioli neri!!!
Eleonora, non immagini quanto mi sia costato trattenermi, finora, dal risponderti alla Maga Magò (http://youtu.be/oV-fG2i-p5c): ho detto forse "niente fagioli BIANCHI?! l'ho detto?! :-D




OK, ora come faccio a giustificare il fatto che, tra tanti ingredienti "normali", nella mia ciambella siano finiti proprio i cannellini?!
La verità è soltanto una: una confezione di fagioli biologici di ottima qualità faceva cucù dalla dispensa ed io ho ritenuto che salutarla con una minestra sarebbe stato veramente troppo triste e scontato. ;-D
Il mio cervello non ha impiegato più di qualche istante a mettersi a fantasticare sull'idea di farci una torta e, dopo lunghe, infruttuose ricerche, sono approdata su questa pagina.
Mi è bastato davvero poco per intuire che Joy, questa foodblogger e autrice di libri di cucina finora a me sconosciuta, era una della quale ci si poteva fidare.
Studio un po' la ricetta: nessun ingrediente ricercato, nessuna difficoltà di esecuzione, nessun motivo per pensare che avrei tirato fuori dal forno qualcosa di immangiabile.
Mi armo di cups&spoons, annoto le dosi, apporto modifiche ispirata dalla fantasia e dal mio gusto personale.
L'impasto promette bene: lo inforno, dopo meno di mezz'ora è già deliziosamente cresciuto!
Mi addormento con la gioia e la curiosità di assaggiare il risultato al mio risveglio, l'indomani mattina.
Ma... non si sentono per nulla, i fagioli!
Ve lo confermo e sottoscrivo: questo ciambellone è senz'altro la stramberia più buona che sia mai uscita dalla mia cucina.
Sa di buono, di casa, di colazioni tranquille e di piacevoli merende pomeridiane. L'aroma d'arancia gli regala un profumo delizioso, la (non voluta) mancanza di burro ed olio nemmeno si percepisce.
Adesso devo solo pregare che Rosario mi perdoni per avergli amorevolmente somministrato i legumi che più odia al mondo in un dolce che gli è piaciuto da morire... amore, mi sa tanto che ho trovato il modo di farteli mangiare! :-)



CIAMBELLONE AI FAGIOLI CANNELLINI
dosi per uno stampo da ciambella di 30 cm di diametro



370 gr di farina "00" (io Molino Chiavazza)
370 gr di zucchero semolato
1 cucchiaio (9 gr) di lievito in polvere
1 cucchiaino (5 gr) di bicarbonato di sodio
1/2 cucchiaino (2 gr) di sale fino (io Sarchio)
 180 gr di fagioli cannellini secchi Sarchio (oppure 440 gr di fagioli cotti, scolati)
2 uova grandi
2 albumi
200 gr di latticello (100 gr di latte + 100 gr di yogurt bianco)
40 gr di olio extra vergine di oliva* (io Sarchio)
zeste grattugiata di un'arancia
zucchero a velo per servire



* io l'ho omesso per dimenticanza; il risultato finale è stato comunque molto soffice, ma non vi è dubbio che, aggiungendo la dose di grassi prevista, lo sarebbe ancora di più.




Lessate i fagioli messi a bagno in acqua fredda 12 ore prima, quindi scolateli e lasciateli raffreddare.
In una ciotola capiente, setacciate la farina, il lievito e il bicarbonato, quindi unite lo zucchero, il sale e la zeste d'arancia grattugiata.
In una tazza, miscelate il latte e lo yogurt e lasciate acidificare a temperatura ambiente per mezz'ora: trascorso tale tempo, avrete ottenuto il latticello.
In una ciotola a parte, sbattete leggermente le due uova intere, quindi unite i fagioli e frullate il tutto con un frullatore a immersione, fino a ottenere una crema liscia.
Aggiungete infine l'olio e il latticello, frullando sempre.
Unite la miscela di ingredienti liquidi a quella di ingredienti secchi, mescolando bene il tutto con una spatola.
Incorporate infine i due albumi montati a neve fermissima, aiutandovi delicatamente con la spatola, con movimenti dal basso verso l'alto.
Versate l'impasto ottenuto nello stampo da ciambella unto e infarinato e cuocete in forno preriscaldato a 175°C per 50-60 minuti. Come sempre fa fede la prova dello stuzzicadenti.
Lasciate raffreddare il ciambellone prima di sformarlo e servirlo, cosparso di zucchero a velo.



NOTE:

- Per regolarvi sulla dose esatta di fagioli secchi o precotti da utilizzare (in questa come in altre ricette), tenete presente che 100 grammi di fagioli secchi equivalgono a circa 240 grammi di fagioli pesati da cotti.

- L'aroma aggiunto non serve a coprire il sapore dei fagioli (che è davvero impercettibile) ed è assolutamente facoltativo.
La ricetta originale prevedeva gli estratti di vaniglia e di mandorla; io preferisco di gran lunga i profumi agrumati e, se ce l'avessi avuto, avrei aggiunto un cucchiaio di Limoncello o di Cointreau.

- L'impasto si presta benissimo ad essere tagliato e farcito a piacere.


25.9.14

Riskrem med Karamell. Alla mia dolcissima Norvegia :-)





Ho lanciato l'ultima felicità al vento per una vista più alta sulle cose.

(Henrik Ibsen, Sulle alture)




Le belle esperienze non sono tutte uguali.
Ce ne sono alcune delle quali possiamo parlare, provando a descrivere i sentimenti che suscitano in noi per condividerli con gli altri, e ce ne sono alcune delle quali, pur facendo ricorso a ogni sorta di immagine o parola, non saremmo mai in grado di dire abbastanza.
La mia vacanza ai fiordi norvegesi è una di queste ultime.





















Guardare e riguardare il migliaio di scatti catturati in quei luoghi non mi aiuta, ancora a distanza di un mese, a realizzare di averli visti e vissuti davvero, quei paesaggi mozzafiato, quegli scenari paradisiaci, quegli scorci di natura incontaminata. 
La Norvegia non ha qualcosa di magico, di incantato, di fiabesco; la Norvegia è una magia, un incanto, una fiaba.
In quel Paese, io e Rosario abbiamo lasciato una parte del nostro cuore.
Una parte di cuore alla quale, un giorno, sicuramente ci ricongiungeremo. :-)

Del resto non può essere un puro caso il fatto che il dessert norvegese per eccellenza, quello preferito dai bimbi, quello che, nel periodo natalizio, non può assolutamente mancare, sia a base di riso, l'ingrediente scelto come tema dell'MTChallenge del mese! ;-)
Riso, latte, panna montata e zucchero a velo: sono appena quattro gli ingredienti di base del riskrem, questa sorta di budino freddo particolarmente soffice, cremoso e delicato.
In questa preparazione, il riso viene cotto nel solo latte (ingredienti in proporzione di circa 1:2), fino a che non l'abbia completamente assorbito, dopodiché viene lasciato raffreddare. Questa base di riso, molto poco dolce e piuttosto compatta, viene poi ammorbidita e arricchita dall'aggiunta di una parte di panna montata con lo zucchero a velo, e il tutto viene servito in una grande ciotola da presentare in tavola, accompagnato da una salsa di frutti rossi (solitamente ribes o lamponi) che serve a rendere più dolce e goloso questo semplicissimo dolce al cucchiaio.
La tradizione vuole che, all'interno del budino, venga "nascosta" una mandorla pelata, e che il fortunato che la trova nella propria coppetta vinca il cosiddetto mandelgave ("dono della mandorla"), che consiste quasi sempre in un dolcetto di marzapane a forma di maialino.

Confrontando le varie ricette trovate in rete con quella esemplificativa proposta da Acquaviva per la nostra sfida, sono giunta alla conclusione che, attenendomi alle dosi e al procedimento da lei descritti, avrei ottenuto la base di un autentico budino di riso norvegese.
Già testato e condiviso, su queste pagine, per lo Starbooks Redone, il riskrem andava ri-prodotto, al mio ritorno dalla Norvegia, per il bene della scienza e della sottoscritta (che è rice pudding addicted), sulla base delle sue preziose indicazioni! ;-)
Poiché, ripensando a tutti i dolci visti durante il mio viaggio lungo le coste norvegesi occidentali, mi sono tornate in mente le immagini di tanti pasticcini e dolci al cucchiaio deliziosamente guarniti con il caramello, sia morbido che croccante, ho scelto di cimentarmi in una variazione sul tema, accompagnando il mio budino con una lucida e golosa salsa al caramello. Inoltre, per richiamare la mandorla bianca nascosta nel budino e il largo utilizzo delle mandorle nella pasticceria scandinava, ho scelto di guarnire il tutto con delle mandorle caramellate.



RISKREM (BUDINO DI RISO NORVEGESE)
CON SALSA AL CARAMELLO E MANDORLE CARAMELLATE

dosi per 2 coppette





per il budino di riso

455 ml di latte fresco intero
50 gr di riso a chicco corto (io un Originario da agricoltura biologica)
125 ml di panna di latte fresca
35 gr di zucchero a velo
una mandorla pelata


per la salsa al caramello (secondo Luca Montersino)

 100 gr di zucchero semolato
70 gr di acqua bollente
28 gr di acqua


per le mandorle caramellate

10 gr di mandorle pelate
10 gr di zucchero semolato





Per la base del budino di riso: in una pentola a fondo spesso dai bordi alti, portate a bollore il latte.
In un pentolino a parte, portate a bollore dell'acqua e scottatevi il riso per 1 minuto. Scolatelo e infine sciacquatelo sotto l'acqua fredda corrente.
Mettetete il riso così sbianchito in una pentola, coperto con il latte bollente, e cuocete il tutto a fiamma moderata, a pentola scoperta, per almeno 50 minuti, mescolando ogni tanto per la prima mezz'ora e continuamente per gli ultimi 20 minuti di cottura, fino a che il latte non si sia completamente assorbito e il riso quasi disfatto.
Trasferite subito il composto ottenuto in una terrina e attendete che si raffreddi a temperatura ambiente, mescolandolo ogni tanto, prima di riporlo in frigorifero.

Per la salsa al caramello: in un pentolino a fondo spesso dai bordi alti, unite lo zucchero e i 28 grammi di acqua.
Ponete su fiamma moderata e attendete che lo zucchero si fonda. In un primo momento sembrerà che si "pietrifichi": non cedete alla tentazione di mescolarlo! Un un po' alla volta inizierà a sciogliersi e a fare le bolle.
Non appena lo zucchero inizierà a caramellare, assumendo un colore ambrato, togliete il pentolino dal fuoco, unite l'acqua bollente (preparata a parte mentre lo zucchero fondeva) poca per volta e mescolate velocemente. Attenzione: il caramello inizierà a bollire furiosamente e, se non vi tenete a una certa distanza mentre eseguite questa operazione, potreste correre il rischio di ustionarvi con qualche schizzo!
Trasferite nuovamente il composto su fiamma dolce e cuocete ancora 1 minuto.
Lasciate raffreddare completamente la salsa al caramello, quindi conservatela in un barattolino di vetro per tenerla pronta all'occorrenza.


Per le mandorle caramellate: ponete lo zucchero in un tegame a fondo spesso e attendete che fonda. A quel punto unite le mandorle e mescolate velocemente affinché siano tutte ricoperte dal caramello.
Togliete subito dal fuoco e versate le mandorle caramellate su un foglio di carta forno (o, se ne disponete, su un tavolo di marmo unto con olio di semi).
Attendete che il composto si raffreddi completamente prima di dividerlo a pezzetti.


Preparate il riskrem: tirate fuori dal frigo la base del budino (che, raffreddandosi, sarà diventata una massa compatta), quindi rompetela e lavoratela delicatamente con una spatola per riportarla a una consistenza morbida.
In una terrina, montate la panna, aggiungendo lo zucchero a velo quando è quasi soda.
Incorporate la panna montata alla base del budino di riso, compiendo con la spatola dei movimenti delicati dal basso verso l'alto, e aggiungete anche la mandorla pelata, in modo da "nascondendola"  all'interno del budino.
Distribuite il riskrem nelle coppette e guarnitelo a piacere con un po' di salsa al caramello e le mandorle caramellate. Servite le coppette insieme alla salsa al caramello, in modo che ciascuno possa servirsene a piacere.
Io vi consiglio di abbondare...!


Con questa ricetta partecipo all'MTChallenge di Settembre!


21.9.14

SELFIE... DI GUSTO! I vincitori!




Stavolta no, non avrò difficoltà a ringraziarvi tutti.
Siete in 13, esattamente quanti ne eravate per il contest che indissi per il primo compleanno de Il sorriso vien mangiando!
E siete, ognuno a suo modo, tutti parte della mia vita.
Gli amici della comunità parrocchiale che frequento, Silvia, Giuseppe e Maria Giovanna.
L'amica "di tastiera" conosciuta un anno fa, Manuela, sempre affettuosa, gentile e attenta.
E poi c'è Rosario, il mio fidanzato, il vero motore di questo gioco.
Grazie all'assidua promozione (leggi: opera di convincimento :-) ) dell'evento da parte sua, ho potuto gioire della partecipazione dei nostri amici Marika, Iole, Tina, Daniela e Roberta, nonché di metà della sua famiglia, rappresentata dalla madre Anna, dalla sorella Marika, dal fidanzato di lei Jan, e dalla zia Rossana.
Quando scelsi il tema del mio piccolo concorso, lo feci con la convinzione che avrebbe destato il coinvolgimento di molti lettori. Mi divertiva l'idea di vedervi condividere qualcosa di buono da mangiare, di conoscere i vostri gusti o semplicemente di scoprire cosa vi inventavate per l'occasione.
Sebbene la curiosità da parte di moltissimi di voi ci sia stata (1743 visite all'articolo dedicato al giveaway hanno, su questo spazio, il loro perché!), la partecipazione effettiva a questo giveaway è stata sorprendentemente limitata.
Non so da cosa ciò possa essere dipeso, ma è stata comunque un'esperienza positiva.
Da un lato, mi ha consentito di capire che qualcosa, nell'ingranaggio, non ha funzionato, e dall'altro mi ha regalato qualcosa in cui avevo sempre sperato tanto e che non c'era mai stato: il coinvolgimento generoso e caloroso delle persone che fanno parte del mio quotidiano.
Perciò e per molto altro, grazie, a ciascuno di voi! ^_^

Visto che i premi di quest'anno "restano in famiglia", mai come stavolta sono contenta che la scelta dei vincitori sia stata decretata da un sorteggio! ;-D
Avrei voluto premiarvi tutti, ma sono felicissima che i premi siano andati a due persone che si sono impegnate sia emotivamente ("devo vincere iooooo!") che fattivamente.
Rullo di tamburi... the winners are...




Jan (Honza) Pospíšil per le MUGS GUFO

e

Iolanda Sequino per le TAZZINE MUFFIN



Congratulazioni!