16.2.17

Cavolfiore arrostito con olio e cumino (ricetta light)





Può un semplice cavolfiore, ortaggio più o meno triste (ammettiamolo) in qualsivoglia modo lo si ricetti, diventare una di quelle cose che vorreste trovarvi in tavola almeno una volta alla settimana o addirittura come snack da sbocconcellare ogni tanto?!
La risposta è: sì.
Assolutamente sì!
Quando lessi della bontà di questa ricetta sul blog di Arabafelice in cucina ne fui troppo incuriosita, ma qui a casa mia, in verità, erano un po' scettici, perciò ne ho rimandato la preparazione fin quando pochi giorni fa, finalmente, non si sono convinti!
Beh, vi dico solo che, dopo averla provata, mi hanno detto di non voler mai più, per contorno, un cavolfiore diverso da questo! :°D
Il cavolfiore arrostito ha veramente il vago aroma di noce di cui si narrava. La cottura in forno lo rende croccante e saporito già da solo, senza bisogno di particolari aggiunte. Richiede pochissimo (o addirittura zero) sale, ma potete scegliere di insaporirlo con le spezie che preferite, sicuri che qualunque aggiunta difficilmente ne corromperà la bontà.
La ricetta originale prevede l'utilizzo del curry, del prezzemolo e del succo di limone; io ho deciso di sostituire il curry ed il succo del limone con il cumino, una spezia dal sapore intenso, leggermente piccante e amaro, e di omettere il prezzemolo (che non amo).
Il risultato è stato un contorno leggero davvero interessante: provatelo al più presto, che i cavolfiori sono ancora nel pieno della loro bontà stagionale e questo modo di cucinarli a crudo è ideale anche per preservarne tante proprietà nutrizionali che, con altri sistemi di cottura, andrebbero sciupate!

Anche questa ricetta va nella rubrica settimanale Il sorriso vien mangiando... sano! curata a quattro mani da me e dalla Dottoressa nutrizionista Maria Rosaria Amoroso.
Se volete avere sempre a portata di mano  i preziosi suggerimenti della nutrizionista e scoprire le ricette che ogni venerdì vi proporremo, seguite la sua pagina Facebook e il suo profilo Instagram!



CAVOLFIORE ARROSTITO
CON OLIO EXTRA VERGINE DI OLIVA E CUMINO

dosi per 4 persone





un piccolo cavolfiore (650-700 grammi)
2 cucchiai di olio
1 cucchiaio di cumino in polvere
1/3 cucchiaino di sale fino




Lavate ed asciugate il cavolfiore, eliminate le foglie esterne e pareggiate il gambo tagliandone via la parte non edibile.
Tagliate a fette spesse circa 1,5 cm (non preoccupatevi se non restano intere e si frantumano in vari pezzi) e adagiate su una teglia coperta da carta forno.
Spennellate con l'emulsione di olio, sale e cumino e infornate a 230°C per circa 15 minuti. Trascorso tale tempo, estraete dal forno, girate le fette di cavolfiore dal lato opposto e condite di nuovo con l'emulsione. Infornate nuovamente e cuocete altri 15 minuti.
Controllate che il cavolfiore sia ben asciutto in tutte le sue parti e interrompete la cottura solo quando risulterà ben dorato.
Servite preferibilmente tiepido.



10.2.17

Pancakes Romantici alla Nocciola (light, senza glutine e senza lattosio)





Niente sa stupire più delle cose semplici fatte con cura, tenerezza ed amore.
Questi pancakes a forma di cuore sono un'idea facile, veloce e molto romantica per concedervi con il vostro "Valentino" una colazione diversa dal solito, golosa ma anche sana e leggera!
Il loro impasto è a base di farina di amaranto, uno pseudocereale privo di glutine dall'aroma intenso che ricorda molto quello delle nocciole. Il latte di nocciole e le nocciole tostate presenti nella mia versione, unitamente ad un pizzico di cacao amaro, esaltano ulteriormente questa naturale caratteristica della farina di amaranto e donano alle frittelle un gusto goloso (oltre che un elevato valore nutrizionale).
Il risultato sono delle frittelle leggerissime, soffici soffici, con una vaga nota croccantina data dalle nocciole finemente macinate che, di tanto in tanto, fanno capolino a qualche morso.
Considerando poi che, tra gli ingredienti di questa ricetta, non ci sono zuccheri raffinati né (quasi per nulla) grassi e che l'impasto potete prepararlo la sera prima, non potete avere né sensi di colpa né scuse: dovete provarla!  ;-)

Anche questa ricetta senza glutine, senza lattosioipocalorica e a basso indice glicemico è destinata alla rubrica del venerdì Il sorriso vien mangiando... sano!curata a quattro mani con la Dott.ssa nutrizionista Maria Rosaria Amoroso! :)
Se volete avere sempre a portata di mano i preziosi consigli della nutrizionista e scoprire le ricette che ogni settimana vi proporremo, seguiteci sulla sua pagina Facebook e sul suo profilo Instagram!





HEART-SHAPED HAZELNUT PANCAKES
senza glutine, senza lattosio, senza zuccheri raffinati e con pochissimi grassi

dosi per 2 persone (circa 8 frittelle medie)





ingredienti asciutti

50 gr di farina di amaranto
15 gr di nocciole intere tostate
10 gr di cacao amaro
1/2 cucchiaino di lievito per dolci (senza glutine)


ingredienti umidi

80 ml di latte di nocciola (senza zuccheri) [vedi nota]
1 albume
15 gr di miele di acacia
1 cucchiaino di olio di semi di girasole


inoltre

miele e frutta fresca per servire 




Frullate insieme gli ingredienti asciutti fino ad ottenere una miscela omogenea.
Riunite la miscela in una ciotola ed aggiungetevi il latte vegetale, il miele e l'olio, amalgamando bene il composto.
Incorporate infine l'albume montato a neve con dei movimenti di spatola dal basso verso l'alto.
Lasciate riposare la pastella ottenuta in frigorifero per almeno mezz'ora (io una notte intera).





Al momento di cuocere i pancakes, riscaldate una padella antiaderente e ungetene velatamente il fondo con un goccio di olio di semi.
Con l'aiuto di un cucchiaino, prendete un po' di pastella e disponetela sul fondo della padella in modo da disegnare un cuore.
Lasciate cuocere per un 1 minuto circa e, quando avrà fatto tante bollicine in superficie e sembrerà più asciutta, girate la frittella e lasciatela cuocere ancora 1 minuto.




Ripetete l'operazione fino ad esaurimento della pastella, impilando l'uno sull'altro i pancakes di volta in volta pronti.
Servite le frittelle con un filo di miele e della frutta fresca e completate la colazione con della spremuta d'arancia.


NOTE:

- Il latte di nocciole può essere sostituito preferibilmente con il latte di mandorle, ma anche con latte di riso.
Un buon latte di nocciola è questo (tenete presente, però, che è dolcificato con sciroppo d'agave - un dolcificante di origine naturale - e contiene una percentuale minima di sale).

Se vi risulta difficile trovare una bevanda di nocciola naturale al 100% (e/o volete risparmiare), producetela da voi in casa. Il procedimento è semplicissimo: lasciate in ammollo per 3 ore 50 grammi di nocciole intere in 650 ml di acqua, frullate poi bene il tutto e filtrate attraverso un colino a maglie fitte coperto di garza. Travasate il latte di nocciola in una bottiglia sterilizzata e conservate in frigorifero (la poltiglia avanzata è perfetta nel muesli della colazione o negli impasti dei dolci!).

- I pancakes realizzati con l'impasto lasciato riposare una notte intera in frigorifero sono migliori di quelli che si ottengono da una pastella lasciata riposare poco più di mezzora (mantengono meglio la forma in cottura e si gonfiano di più). Questo rappresenta senz'altro un vantaggio, se volete risparmiare tempo al mattino.


3.2.17

Taralli di San Biagio, i lievitati abruzzesi che proteggono la gola!




Le storie dei Santi mi hanno sempre affascinato. Mi piace pensare come alcune tradizioni e rituali simbolici ripetuti nel tempo abbiano contribuito a tenere viva la memoria del loro esempio cristiano e a conservarsi fino ai giorni nostri.
Al Santo del giorno, ad esempio, sono legate tante tradizioni sacre (e popolari) che ricordano in vario modo il motivo del culto a lui dedicato: avendo miracolosamente salvato, poco prima di morire martire nel 316, un bambino che stava soffocando per aver ingerito una lisca di pesce, San Biagio è considerato il protettore della gola e di tutti i malanni ad essa collegati.
Un paio di anni fa sono venuta a conoscenza del fatto che gli abruzzesi, in particolar modo gli abitanti di un paesino in provincia di Pescara, sono tradizionalmente tanto devoti a San Biagio da avergli dedicato addirittura una ricetta; una sorta di pasta di pane lievitata alla quale viene data la forma di "taralli" (ciambelle) che ricordano simbolicamente la gola. Il 3 febbraio questi pani vengono benedetti durante la Santa Messa e donati ad amici e parenti come "preghiera", affinché quelle persone ricevano dal Santo la protezione dai malanni di stagione.
Mai come in questo momento sono felice di proporvi questa ricetta. Mi piace pensare (e pregare) che San Biagio abbia davvero protezione e cura di questo popolo generoso che, in questo periodo più che mai, è messo a durissima prova nella fede e martoriato (nello spirito oltre che nel "corpo") come lo è stato lui.

Come per ogni ricetta della tradizione regionale che si rispetti, non esiste la ricetta dei taralli di San Biagio ma esistono tante ricette quante sono state nel tempo le mani che le hanno impastate. 
C'è chi li fa dolci, chi li fa salati e chi non li fa né dolci né salati (per poterli mangiare con vari tipi di accompagnamento), chi li impasta con tante uova per ottenerne dei veri taralli friabili e chi prima li lessa e poi li cuoce in forno per avere delle morbide ciambelle, chi ci mette i semi di anice (dalle proprietà lenitive e rinfrescanti per la gola) e chi quelli di finocchio...
Io ho scelto di realizzare la ricetta comunemente più diffusa per realizzare i taralli di San Biagio morbidi semidolci, adattandola però a coloro che soffrono di intolleranza al lattosio e a chi segue un programma alimentare che richieda di tenere sotto controllo l'indice glicemico e le calorie.
Se è vero che il latte conferisce agli impasti una migliore struttura e una migliore consistenza (oltre che un maggior apporto nutrizionale), è anche vero che, nella maggior parte dei casi, è possibile sostituirlo con bevande di origine vegetale (latte di riso, di soia, di avena, di mandorla, di cocco, ecc.) o addirittura, in maniera ancor più semplice, con l'acqua.
Quest'ultima è stata la mia scelta, unitamente a quella di sostituire lo zucchero con il miele e la farina "00" con una farina integrale (prevedendo la ricetta originale 500 grammi di farina raffinata, la sostituzione con il tipo integrale mi ha permesso di ridurre sia l'indice glicemico complessivo della ricetta che la quantità totale di farina prevista).
Il risultato? Delle ciambelle soffici come le nuvole, un felice compromesso tra pasta di pane e brioche, perfette da sbocconcellare a colazione da sole o con un velo di miele o marmellata, oppure per accompagnare formaggi o salumi.

Un lievitato semidolce semplice come questo rappresenta un'ottima alternativa ai dolci realizzati con tanto zucchero e tanta farina raffinata e un'ottima base per realizzare ciambelle e "brioches" personalizzabili in vario modo, con le quali concedersi, ogni tanto, una dolce gratificazione.
Questa ricetta, che mi ha dato tanta soddisfazione, la dedico al "San Biagio" (diabetico) più importante della mia vita, il mio papà, e a tutti i lettori della rubrica Il sorriso vien mangiando... sano! curata a quattro mani con la Dott.ssa nutrizionista Maria Rosaria Amoroso! :)
Se volete avere sempre a portata di mano  i preziosi suggerimenti della nutrizionista e scoprire le ricette che ogni venerdì vi proporremo, seguite la sua pagina Facebook e il suo profilo Instagram!



TARALLI DI SAN BIAGIO
CON FARINA INTEGRALE

dosi per circa 15 ciambelle medie





425 gr di farina integrale bio
1 uovo cat. A
50 gr di miele bio
25 gr di olio extra vergine di oliva
15 gr di lievito di birra fresco (oppure 5 di quello secco)
250 ml di acqua tiepida
1 cucchiaio di semi di anice
1/2 cucchiaino di sale fino

inoltre

acqua e olio per spennellare




Mettete la farina in una ciotola, formate un piccolo buco al centro e aggiungetevi il lievito sbriciolato, l'uovo e l'olio e iniziate ad impastare raccogliendo poca farina verso il centro.
Unite lentamente l'acqua tiepida in cui avrete fatto sciogliere il sale e il miele e iniziate ad impastare con il resto della farina.
Unite anche i semi di anice ed impastate fino ad ottenere un impasto molto morbido, quasi un po' colloso (ovviamente tutto il procedimento può essere eseguito meccanicamente con l'aiuto della planetaria). Resistete alla tentazione di aggiungere altra farina! Questo impasto rende bene proprio in virtù della sua alta idratazione.
Coprite e lasciate lievitare per circa 2 ore.
Aiutandovi con una spatola e pochissima semola rimacinata (o farina), staccate delicatamente l'impasto lievitato dalla ciotola e dividetelo in 15 parti. Su un piano da lavoro leggermente spolverato di semola o farina, lavorate ciascun pezzo di impasto picchiettandolo con le dita per allungarlo e formare dei cordoncini. Unite le estremità dei cordoncini per formare dei taralli, facendo in modo che conservino un bel buco al centro.
Disponete le ciambelle formate su una teglia e lasciate lievitare per un'altra ora.



Spennellate la superficie di ciascun tarallo con mezza tazzina di olio diluito con un po' d'acqua (ed altri semi di anice, se graditi). Cuocete in forno preriscaldato a 180° per 15-20 minuti.





NOTE:

- I taralli opportunamente sigillati in buste per alimenti si conservano morbidi fino a 3 giorni.

- Per una variante più golosa potete sostituire i semi di anice con le scaglie o le gocce di cioccolato fondente (se intolleranti al lattosio, accertatevi che non ne contengano).

- Per una versione dolce di questi taralli, sostituite il miele con 180 grammi di zucchero di canna bio (da sciogliere nell'acqua insieme al sale).


25.1.17

Superfood Cookies alla frutta secca





Quant'è difficile trovare il giusto compromesso tra la voglia di uno sfizio goloso e la necessità di mangiare sano?
Tantissimo, in molti casi.
Eppure, se è vero che la bontà di un bel biscotto burroso e pieno di zucchero è impagabile, è anche vero che quello stesso biscotto ne chiamerà subito dietro di sé un altro, poi un altro ed un altro ancora, per soddisfare un appetito che non sempre è solo fisiologico (e che, anche per questo, difficilmente risulterà appagato) senza apportare alcun beneficio al nostro organismo.
Quando decidiamo di seguire una dieta sana ed equilibrata, la prima grande prova da superare è quella di rinunciare a tutto ciò che è superfluo e che, anziché nutrire il nostro organismo, lo appesantisce con sostanze perlopiù dannose e calorie inutili. Ma se, con pazienza, educhiamo noi stessi alla realtà che rinunciare alle nostre abitudini alimentari sbagliate spesso vuol dire solamente sostituirle con altre più sane per noi, ci apriremo ad un mondo di possibilità e di piaceri che non ci appagheranno più solamente sotto il punto di vista sensoriale ma anche sotto il punto di vista salutare ed emotivo.
Questi biscotti sono nati proprio dallo scontro tra la mia tremenda golosità e la necessità di seguire una dieta equilibrata, povera di zuccheri raffinati e di grassi ma ricca di fibre, di acidi grassi e di sali minerali.
Ben lontani dall'essere tristi o insipidi, pur essendo dolci solo quanto basta, ad ogni morso lasciano percepire così tante, diverse consistenze e così tanti aromi e sapori (quello della frutta secca in guscio, delle fave di cacao, della mela, del miele) che sorprendono e soddisfano ugualmente la voglia di qualcosa di buono a metà mattinata, nel pomeriggio o dopo cena. Inoltre, grazie all'elevato contenuto di frutta secca, sono perfetti come spezza-fame o spuntino post-allenamento.
Provateli... e non vorrete altro snack all'infuori di questo! ;-p




SUPERFOOD COOKIES ALLA FRUTTA SECCA
senza zucchero, senza grassi, senza uova, senza lattosio e senza lieviti





per circa 18 biscottini


50 gr di semola rimacinata di grano duro
50 gr di fiocchi di avena
50 gr di nocciole intere (meglio se leggermente tostate)
50 gr di mela grattugiata (annurca o renetta, dalla polpa asciutta)
50 gr di frutta secca e/o semi a piacere (io fave di cacao, mandorle e noci)
50 gr di miele tiepido
1/2 cucchiaino di cannella (facoltativo)




Riunite la semola, i fiocchi di avena e le nocciole nel bicchiere di un frullatore con l'attacco a lame piatte, quindi frullate prima ad intermittenza, poi in maniera continuata, fino ad ottenere una miscela omogenea.
Mettete la miscela ottenuta in una terrina con la frutta secca tritata grossolanamente, la mela grattugiata e il miele tiepido, quindi mescolate bene con un cucchiaio fino ad ottenere un impasto compatto e leggermente umido.





Trasferite il composto in frigorifero e lasciate riposare per mezz'ora almeno.
Riprendete l'impasto, prelevatene poco per volta con un cucchiaino e, aiutandovi con le dita, date a ciascun mucchietto una forma leggermente appiattita e arrotondata. Procedete in questo modo fino ad esaurimento dell'impasto, disponendo i biscotti di volta in volta formati su una teglia coperta con carta forno.



Cuocete in forno preriscaldato a 170°C per i primi 15 minuti nella parte bassa del forno e per ulteriori 15 minuti nella parte più alta, girando ogni tanto la teglia, in modo che tutti i biscotti risultino ben dorati.
I biscotti appena sfornati risulteranno ancora morbidi ma, raffreddandosi, acquisiranno la perfetta consistenza.



NOTE:

- Sostituendo il miele con lo sciroppo d'agave, la ricetta diventa adatta anche per i vegani.

- Per una versione più golosa, potete sostituire le fave di cacao con del cioccolato extra-fondente a pezzetti (se intolleranti al lattosio, assicuratevi di utilizzare un cioccolato che ne sia privo).

- I biscotti sono più buoni il giorno dopo e si conservano perfettamente per 4-5 giorni conservati in un barattolo di latta.

- Poiché alcuni di voi me l'hanno chiesto: le fave di cacao si trovano facilmente nei negozi di alimenti bio, nelle erboristerie e sui siti del biologico.


19.1.17

Gnocchi di barbabietola morbidissimi, senza patate e (quasi) senza farina!




Se il genitore ti torna a casa dal mercato con delle belle rape rosse, non ci vuoi preparare, beh sì, la prima cosa che ti viene in mente, tipo... due gnocchi?! ;-D
Il "problema", però, è sempre lo stesso: riuscire a coniugare la voglia di un bel primo piatto, succulento e un po' più elaborato, con le esigenze nutrizionali del papà diabetico. E poiché le rape (così come la zucca, le carote ed anche altri ortaggi) hanno, da cotte, un indice glicemico più alto rispetto a quello che hanno da crude, bastavano già a se stesse, nel mio eventuale impasto.
Di impastare con le patate non se ne parlava. Ma senza farina, come si fa?!
Ed ecco che, dopo tanti tentativi con le chiavi di ricerca più disparate, mi imbatto in questi gnocchi di zucca della mia carissima e bravissima collega Claudia. Senza patate, con una quantità veramente irrisoria di farina, che però sembrano sciogliersi in bocca già solo al primo sguardo!
Ammetto di aver avuto un po' di timore all'idea di profanare una ricetta tanto ben collaudata da Claudia e dalla foodblogger Simona (alla quale, a sua volta, si è pienamente ispirata), ma la curiosità e la voglia di sperimentare alla fine ha prevalso e se, mezz'ora dopo aver pranzato con i miei gnocchi, sono già qui a raccontarvi quanto sono buoni e quanto dovete provarli anche voi, ci sarà un perché! ;-p
La ricetta originale (che prevede la zucca al posto della barbabietola) è assolutamente perfetta. Vi vengono fuori degli gnocchi che si sciolgono in bocca, forse addirittura più morbidi di quelli che otterreste da un impasto con le patate. Certo, dovete mettere in conto una lavorazione un po' più lunga ed elaborata, ma se volete ottenere un primo piatto eccezionale riducendo al minimo i carboidrati (e di un po' anche le calorie) non nutrirete alcun rimorso. Il fatto che sia venuta altrettanto bene con un altro ortaggio o tubero è un ulteriore, meraviglioso punto a favore di questa ricetta: chissà che non vengano fuori degli gnocchi spettacolari anche con le verdure a foglia verde, le zucchine o le carote! Chi ci prova per primo?! ;-)
Io ho apportato solo qualche piccolissima modifica all'impasto e scelto un condimento saporito a base di pecorino e provola affumicata, per rendere più equilibrato il risultato finale che, altrimenti, avrebbe teso ad un gusto troppo dolce.
Che ve ne pare come idea per una cenetta a lume di candela in occasione di San Valentino?!
Grazie mille, Claudia, per avermi fatto scoprire questa ricetta che non abbandonerò! :*




GNOCCHI DI BARBABIETOLA MORBIDISSIMI
SENZA PATATE E (QUASI) SENZA FARINA
CON SALSA AL PECORINO ROMANO E PROVOLA AFFUMICATA

dosi per 4 persone



per l'impasto

1 kg di barbabietole (rape rosse, circa 4)
50 gr di farina "0"
50 gr di farina "00"
20 gr di pecorino romano grattugiato
2 cucchiai colmi di uovo sbattuto
1/2 cucchiaino di sale fino


per il condimento

30 gr di pecorino romano grattugiato
100 gr di provola affumicata a cubetti


inoltre

30-40 gr di farina per formare gli gnocchi
un mestolo di acqua di cottura degli gnocchi




Preparate l'impasto degli gnocchi: lavate bene le barbabietole, privatele dello stelo e delle radici, quindi sbucciatele e tagliatele a fette non spesse. Conservate l'acqua vegetale delle barbabietole! Vi servirà per richiamarne il colore anche nel condimento. 
Disponete le fette di barbabietola su una teglia e sigillate il tutto con un foglio di alluminio. Infornate a 180°C e cuocete per circa 35 minuti. Trascorso questo tempo, togliete il foglio di alluminio e proseguite la cottura per altri 15-20 minuti.
Le barbabietole sono pronte quando, punzecchiate con i rebbi di una forchetta, non oppongono alcuna resistenza.

In una pentola a bordi alti, frullate le barbabietole cotte (attenti agli schizzi che macchiano!) fino ad ottenere una purea omogenea, quindi ripassate questa purea sul fuoco per asciugarla dell'acqua vegetale che avranno rilasciato. Salate e lasciate raffreddare completamente.



Unite alla purea fredda il pecorino, l'uovo e la farina, amalgamando benissimo. Il composto continuerà ad essere molle: non temete, è il segreto della riuscita di questi gnocchi! Sopite senza ripensamenti la tentazione di addizionare altra farina e procedete a formare gli gnocchetti con l'aiuto di due cucchiaini.

Ponete 30-40 gr di farina in un piatto fondo.
Prelevate con un cucchiaino una piccola parte di composto (fino a riempirlo per una metà) e, con l'altro cucchiaino, aiutatevi a dare una forma vagamente arrotondata (la forma è a vostra discrezione ma vi suggerisco di non fare mucchietti troppo grossi né troppo piccoli: della grandezza di una nocciola nel suo guscio andranno bene!).
Fate scivolare la pallina nel piatto con la farina e, con l'aiuto di un cucchiaino pulito, "seppellitelo" con un'altro po' di farina. Ripetete la stessa operazione fino ad avere, nel piatto, 5-6 mucchietti di impasto. Facendo dei movimenti rotatori, fare rotolare gli gnocchi su loro stessi nella farina, fino a che non ne risultino completamente sigillati. Adagiate gli gnocchetti di volta in volta pronti su una grossa teglia infarinata e procedete fino ad esaurire il composto.

Poco prima di avere tutti gli gnocchi pronti, mettete sul fuoco una pentola con abbondante acqua con un goccio d'olio (per evitare che, in cottura, gli gnocchi si attacchino tra di loro), salate con sale grosso appena l'acqua bolle e calate rapidamente gli gnocchi, che solleverete dalla teglia delicatamente, con una schiumarola (possibilmente piatta), scuotendo via l'eccesso di farina.

Mentre gli gnocchi cuociono (occorreranno un paio di minuti!), preparate il condimento: in una padella abbastanza ampia, sciogliete il pecorino con un mestolo di acqua di cottura degli gnocchi e l'eventuale acqua di vegetazione delle barbabietole tenuta da parte.
Non appena gli gnocchi saranno saliti a galla, scolateli ed aggiungeteli nella padella con il condimento. Aggiungete anche la provola a cubetti e amalgamate con delicatezza e rapidamente per ottenere una salsa cremosa.
Servite i vostri gnocchi con un'ulteriore spolverata di pecorino romano e... buon appetito!